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Sette orti- frutteti nati dal caffè: una storia di terra, riciclo e futuro

Pubblicato il Settembre 3, 2026 · Aggiornato il Settembre 3, 2026 · Redazione
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Dal chicco alla terra: il percorso del caffè che diventa futuro condiviso

Con Nespresso, il recupero del caffè esausto diventa compost e dà vita a sette progetti agricoli e sociali in sette regioni, con impatti su lavoro e territorio
EB

6 luglio 2026

Nespresso il progetto di ortofrutteto sociale

Da destra, Matteo Di Poce, Elena Grandi, Elena Piazza, Emilio Bianco e Francesco AllemanoMILO SCIAKY

Da un gesto quotidiano come restituire una capsula di caffè Nespresso usata può nascere molto più di un semplice processo di riciclo. Può nascere un orto-frutteto, anzi, in questo caso sette. È questa l’idea alla base del nuovo progetto di Nespresso, che in Italia lancia il primo orto-frutteto sociale diffuso alimentato anche dal recupero del caffè esausto. Un’iniziativa che rende concreta, visibile e tangibile l’economia circolare: il caffè raccolto dalle capsule viene infatti trasformato in compost e restituito alla terra, dando vita a coltivazioni.

Il progetto, sviluppato insieme a Legambiente e AzzeroCO2 nell’ambito della campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso, coinvolge sette realtà del terzo settore in sette regioni italiane. In totale saranno restituiti al suolo oltre 24 quintali di compost, distribuiti su più di 31.300 metri quadrati di terreno, dove verranno messe a dimora oltre 7.200 piante tra alberi da frutto, ulivi, orticole e aromatiche. La produzione annua stimata supera i 38.750 kg tra frutta e ortaggi, a cui si aggiungono circa 400 litri di olio extravergine di oliva.

Ma la produzione agricola è solo una parte del risultato. L’iniziativa prevede infatti inserimenti lavorativi e percorsi formativi, con benefici che raggiungeranno indirettamente oltre 960 persone e le loro famiglie. I prodotti raccolti entreranno in filiere corte, gruppi di acquisto solidale, mercati contadini e refezioni ospedaliere.

Da Chicco a Chicco: come evolve il modello Nespresso

Questo nuovo progetto nasce dall’esperienza di “Da Chicco a Chicco”, il modello che Nespresso ha avviato nel 2011 per dare una seconda vita alle capsule in alluminio. In particolare, il compost ottenuto in questi anni è stato utilizzato per la coltivazione del riso, generando oltre 8 milioni di porzioni donate.

Oggi quel modello si amplia. Con il percorso “Un chicco alla volta, insieme”, Nespresso porta il valore del riciclo oltre la filiera del riso, adattandolo a nuovi territori e nuove esigenze, anche attraverso sistemi di raccolta complementari come quelli pubblici e il ritiro a domicilio già attivo a Milano con il fine di ampliare la possibilità di recupero. L’idea resta la stessa: trasformare un gesto semplice in un impatto concreto.

Cascina Biblioteca
L’orto-frutteto di Cascina BibliotecaMILO SCIAKY

A Cascina Biblioteca, dove il progetto si vede da vicino

Uno dei luoghi in cui questo progetto prenderà forma è Cascina Biblioteca, dove saranno piantati 200 alberi da frutto. I raccolti verranno poi venduti nello shop della cooperativa, utilizzati nella mensa interna e trasformati in confetture.

Visitare questo spazio aiuta a leggere il progetto in modo più immediato. Cascina Biblioteca è fatta di orti, sentieri di terra, alberi e spazi aperti dove convivono attività agricole e sociali. Ci sono anche i cavalli, e quell’equilibrio raro tra città e campagna che qui sembra ancora possibile. E mentre si assaggiano le loro composte di fragole, seduti sotto gli alberi, al riparo dal caldo di questi giorni, si percepisce bene il senso dell’iniziativa: un ciclo che si chiude e ricomincia, restituendo valore alla terra e alle persone.

Sette regioni, sette progetti diversi

Gli interventi partiranno dal prossimo autunno, seguendo la corretta stagionalità agricola.

Come anticipato, in Lombardia, a Cascina Biblioteca, verranno piantati 200 alberi da frutto. In Veneto, con La Casa di Abraham a Grignano Polesine, in provincia di Rovigo, troveranno spazio 3.000 piante orticole biologiche destinate all’autoconsumo e alla vendita diretta.

In Emilia Romagna, insieme a EtaBeta a Bologna, saranno coltivate oltre 1.500 orticole che riforniranno tre mercati della terra cittadini: Ruozi, Sant’Orsola e Carducci.

La Nuova Arca a Castel di Leva, a Roma, lavorerà su 500 piante aromatiche e nettarifere dedicate alla biodiversità, alla produzione di oli essenziali e alla cucina interna. In Toscana, il progetto Olivart a Ripoli, alle porte di Firenze, prevede la messa a dimora di 400 ulivi, con una produzione stimata di 400 litri di olio extravergine ogni anno destinati sia a clienti privati in Italia, Canada e Stati Uniti sia alla refezione ospedaliera.

In Basilicata, a Matera, tra Vico Gioberti e Colle Timmari, la Cooperativa Sociale Il Sicomoro e l’Aps Noi Ortadini realizzeranno un nuovo sistema agroforestale con oltre 1.600 piante tra orticole, aromatiche e alberi da frutto.

A Gioia del Colle (Puglia) in provincia di Bari, la Cooperativa Sociale Tracceverdi svilupperà il “Frutteto Nonna Bice”, con circa 100 alberi destinati alla produzione di frutta fresca, trasformati e confetture, oltre alla nascita di un Gruppo di Acquisto Solidale.

Sette territori diversi, uniti da un principio comune: dimostrare che il riciclo può essere molto più di una pratica ambientale, diventando uno strumento concreto di rigenerazione sociale.

Il valore dei piccoli gesti

Passeggiando a Cascina Biblioteca, guardando quei terreni ancora in attesa della prima messa a dimora, viene naturale pensare che il senso di questo progetto stia tutto lì: nella pazienza.

Un chicco di caffè, una capsula restituita, un compost che torna alla terra, un albero che cresce, un frutto che verrà raccolto. Passaggi piccoli, quasi invisibili presi singolarmente. Ma capaci, insieme, di costruire un sistema che genera impatto ambientale, lavoro e solidarietà.

Ed è forse questa la lezione più concreta che Nespresso prova a mettere a terra con questo progetto: che il cambiamento non nasce mai in un solo gesto, ma dalla sua ripetizione costante. Un chicco alla volta.

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