
A raccontare l’esperimento è Ismar Hrnjicevic che, dopo aver già testato in passato fogli di alluminio e lattine come riflettori artigianali per il segnale Wi-Fi, ha deciso di allargare la ricerca ad altri oggetti facilmente reperibili in cucina.
Il punto di partenza è tecnico ma intuitivo: le antenne di un router diffondono il segnale in tutte le direzioni con una forma “a ciambella”, e quando l’apparecchio non si trova al centro dell’abitazione, come nel suo caso, parte dell’energia finisce sprecata verso zone che non ne hanno bisogno.
Utensili per potenziare il Wi-Fi, funziona davvero?
Gli oggetti metallici, essendo naturalmente in grado di riflettere le onde elettromagnetiche, sono stati scelti come possibile soluzione per “dirottare” il segnale verso l’angolo della casa che ne aveva più bisogno, un salotto con una zona semi-morta di copertura.

Per misurare i risultati, l’autore ha utilizzato l’app WiFiman, eseguendo cinque test per ciascuna configurazione e concentrandosi sull’RSSI, l’indicatore che misura la potenza del segnale ricevuto, più che sulla velocità di connessione, per sua natura più soggetta a oscillazioni.
Il primo tentativo, appoggiare il router direttamente su una teglia da forno per riflettere verso l’alto il segnale che si disperdeva a terra, si è rivelato un fallimento: il segnale è peggiorato in tutti e cinque i test, scendendo fino a un RSSI medio di -70,2 dBm contro i -66 dBm della configurazione di controllo, probabilmente per via di interferenze e riflessioni indesiderate generate da una superficie piatta posizionata senza una direzione precisa.
Più interessante l’esperimento con una pentola di metallo, usata come riflettore parabolico avvolgendo il router e orientando l’apertura verso la zona da coprire: il risultato è stato un miglioramento medio di circa 2 dB, con un RSSI medio di -63,6 dBm, un valore che da solo rientrerebbe nel margine di errore ma che si è mostrato coerente in tutti i test, al netto ovviamente di dover rinunciare all’uso della pentola per cucinare e di oscurare probabilmente il segnale in tutte le altre direzioni.
Il risultato più sorprendente è arrivato da un colino da cucina in acciaio, posizionato a pochi centimetri dietro al router: nonostante i fori possano far pensare a una scarsa capacità di riflessione, questi si sono rivelati troppo piccoli rispetto alla lunghezza d’onda del segnale a 5GHz, di circa 6 centimetri, permettendo al colino di comportarsi come un vero e proprio riflettore a rete, una tipologia usata anche in alcune antenne professionali. Il risultato è stato un RSSI medio di -61,2 dBm, un miglioramento di circa 5 dB rispetto al controllo e la configurazione più stabile tra quelle testate.
Va detto, però, che un miglioramento di 5 dB non è sufficiente a trasformare davvero l’esperienza di navigazione quotidiana: può rendere una connessione già discreta leggermente più stabile, ma non elimina le zone morte né aumenta in modo significativo le velocità percepite. Per chi convive con problemi di copertura seri, restano più efficaci le soluzioni classiche: spostare il router in una posizione più centrale, orientare correttamente le antenne, passare a un modello più recente, aggiungere un access point via cavo o un ripetitore, oppure affidarsi a un sistema mesh, piuttosto che affidarsi al primo colino trovato nel cassetto della cucina.
