Consigli pratici

Ha senso preoccuparsi della glicemia, anche se non si soffre di diabete? Risponde l’esperta

Pubblicato Settembre 2, 2026Aggiornato Settembre 2, 2026Di Redazione
Ha senso preoccuparsi della glicemia, anche se non si soffre di diabete? Risponde l’esperta

Perché preoccuparsi della glicemia se non si soffre di diabete? Parla l’esperta

Perché siamo così attenti all’impatto glicemico della nostra alimentazione? Riguarda anche chi non ha problemi di salute? Risponde Patrizia Rovere Querini
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17 agosto 2026

glicemia

Andriy Onufriyenko / Getty Images

Perché è così importante la glicemia? E, soprattutto, ha senso preoccuparsene se non si soffre di diabete? Se ne parla sempre più spesso, forse anche per via di tanti influencer che macinano milioni di like con miracolosi rimedi per abbassarla. Solo marketing oppure no? Ne abbiamo parlato con Patrizia Rovere Querini, primario dell’Unità Operativa di Medicina generale a indirizzo salute metabolica e invecchiamento, coordinatrice del Centro d’Eccellenza per la Salute Metabolica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e associato di Medicina Interna all’Università Vita-Salute San Raffaele.

Cos’è la glicemia?

«La glicemia è un parametro fisiologico che il nostro organismo, nelle persone sane, è in grado di regolare efficacemente grazie all’azione coordinata di insulina e glucagone. Dopo un pasto è normale che aumenti, così come è normale che torni ai valori basali nelle ore successive».

Che differenza c’è tra glicemia e diabete?

«La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue ed è un parametro presente in tutti gli individui. Il diabete, invece, è una malattia caratterizzata da un’alterazione cronica della regolazione della glicemia. In altre parole, tutti abbiamo una glicemia, ma non tutti abbiamo il diabete. Un valore glicemico elevato in una singola occasione non equivale automaticamente a una diagnosi di diabete».

La glicemia è un problema se non si soffre di diabete?

«Il problema nasce quando questi meccanismi iniziano a non funzionare correttamente: la glicemia rimane elevata anche diverse ore dopo il pasto oppure la glicemia può essere ancora normale, ma solo a costo di una produzione di insulina molto elevata. Quest’ultima condizione, definita insulino-resistenza, rappresenta spesso il primo segnale di una disfunzione metabolica».

Quali sono le cause della glicemia alta se non si soffre di diabete?

«Un aumento della glicemia non significa necessariamente diabete. Può comparire dopo un pasto particolarmente ricco di carboidrati, durante uno stress fisico o emotivo, in presenza di infezioni, dopo una notte di scarso sonno, con alcuni farmaci, come il cortisone, o durante la gravidanza. Anche il sovrappeso, la sedentarietà e l’insulino-resistenza possono determinare valori glicemici più elevati pur senza soddisfare i criteri diagnostici del diabete. Se l’aumento della glicemia è transitorio dopo il pasto è un fenomeno fisiologico; se invece persiste è il segnale che il sistema di regolazione del glucosio sta iniziando a perdere efficienza».

⁠Quando, la glicemia alta, diventa un problema?

«La glicemia diventa un problema quando rimane elevata nel tempo o quando si associa a un’alterata capacità dell’organismo di gestire il glucosio. Prima ancora del diabete esiste una fase di prediabete, nella quale il controllo glicemico non è più completamente fisiologico, ma non è ancora sufficientemente alterato da consentire una diagnosi di diabete. È importante ricordare che anche il prediabete si associa a un aumento del rischio cardiovascolare e rappresenta una fase nella quale intervenire su alimentazione, attività fisica e controllo del peso corporeo può prevenire o ritardare l’evoluzione verso il diabete. È sempre opportuno interpretare la glicemia nel contesto del quadro clinico complessivo e non basarsi esclusivamente sul singolo valore».

Perché si parla tanto di picchi glicemici, se non sono un problema?

«La nostra alimentazione è cambiata profondamente. Rispetto al passato consumiamo molti più alimenti ottenuti da farine altamente raffinate, zuccheri aggiunti e prodotti ultra processati, poveri di fibre e rapidamente assorbibili. Questi alimenti tendono a determinare incrementi glicemici più rapidi e marcati. Contemporaneamente sono aumentati obesità, insulino-resistenza e diabete di tipo 2, rendendo la regolazione della glicemia un tema importante di salute pubblica. Inoltre, grazie ai sistemi di monitoraggio continuo della glicemia, oggi è possibile osservare variazioni glicemiche che in passato non erano misurabili nella vita quotidiana».

Chi deve fare attenzione al carico glicemico del pasto?

«Ridurre il carico glicemico del pasto può essere utile nelle persone con diabete, prediabete, obesità o insulino-resistenza, perché migliora il controllo metabolico, riduce il fabbisogno di insulina e può favorire un maggiore senso di sazietà. Nelle persone metabolicamente sane, invece, non esistono prove solide che i fisiologici aumenti della glicemia dopo un pasto siano dannosi di per sé. L’attenzione dovrebbe quindi concentrarsi soprattutto sulla qualità complessiva dell’alimentazione e dello stile di vita, più che sul singolo valore glicemico o sul singolo alimento».

Gli alimenti vanno scelti in base all’impatto glicemico?

«Le bevande zuccherate, i dolci consumati frequentemente e molti alimenti ultra processati determinano aumenti più rapidi della glicemia e il loro consumo dovrebbe essere limitato, soprattutto perché apportano molte calorie e pochi nutrienti. Tuttavia, non è corretto classificare gli alimenti esclusivamente in base al loro effetto sulla glicemia. La risposta glicemica dipende anche dalla quantità consumata, dalla presenza di fibre, proteine e grassi nello stesso pasto e dalle caratteristiche individuali. Una fetta di pane integrale, un piatto di pasta consumato con verdure e legumi o un frutto intero non hanno lo stesso significato metabolico di una bevanda zuccherata, pur contenendo carboidrati. Per questo motivo è più corretto valutare la qualità complessiva dell’alimentazione piuttosto che classificare i singoli alimenti esclusivamente in base all’indice glicemico».

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