“Ho vinto X Factor ma non ero né emotivamente, né mentalmente pronto a cavalcare il successo. La psicoterapia ha cambiato l’approccio alle mie relazioni”: parla Baltimora

La vittoria a X Factor 2021 gli ha dato popolarità e opportunità, ma Baltimora non si sentiva pronto a gestire quella improvvisa accelerazione. A vent’anni, invece di inseguire subito il successo, il cantautore e produttore marchigiano ha progressivamente rallentato. Dopo anni di riflessione, lavoro come autore e un percorso di psicoterapia, è tornato con il singolo Dove Andare e un nuovo album già preparato.
In un’intervista a FqMagazine, l’artista ha ricostruito gli alti e bassi attraversati dopo il talent. Ha spiegato di avere desiderato quella pausa per trovare un punto di partenza più realistico e consapevole: nel momento in cui avrebbe potuto sfruttare maggiormente la visibilità ottenuta, ha raccontato, non era pronto «né emotivamente, né mentalmente».
La vittoria a X Factor e i dubbi successivi
Il bilancio sull’esperienza televisiva non è lineare. Baltimora ha ammesso di aver rimpianto a lungo alcune scelte compiute nel momento sbagliato, ma oggi considera anche quelle difficoltà parte della propria crescita. Rifarebbe probabilmente X Factor perché, senza quel passaggio, sarebbe diventato una persona e un musicista diversi.
La riconoscenza, però, non cancella la complessità del periodo successivo alla vittoria. Dopo Marecittà, pubblicato nel 2022 e finora suo unico album, è iniziata una fase meno visibile. Baltimora ha studiato, scritto per altri artisti e affrontato un percorso professionale che ha definito una montagna russa. Non ha indicato un singolo momento di rottura: a pesare sarebbe stata piuttosto una successione di alti e bassi, inevitabile nel tentativo di comprendere il funzionamento del lavoro musicale.
In quel periodo si è trasferito a Milano, dove è rimasto per quattro anni, prima di tornare ad Ancona. La ripartenza artistica è maturata anche grazie a un commento ricevuto più volte sui brani proposti come autore. Gli veniva contestato di essere «troppo Baltimora». Quello che, nel lavoro per altri, era presentato come un limite è diventato un segnale: la sua identità musicale continuava a emergere e poteva essere il punto da cui ricominciare.
La psicoterapia e un nuovo modo di vivere le relazioni
Dopo il ritorno nelle Marche, Baltimora ha intrapreso un percorso di psicoterapia durato alcuni mesi. Ne parla come di un’esperienza personale che ha modificato profondamente il suo modo di stare nelle relazioni. Il cambiamento, secondo il suo racconto, è passato dalla comprensione dei propri limiti e bisogni e dalla ricerca di soluzioni adatte a sé, anziché costruite sul modello di altre persone.
Non si tratta, nelle sue parole, di una diagnosi né di una ricetta valida per tutti. È il resoconto di un percorso individuale, collegato soprattutto alle insicurezze che per anni hanno condizionato le sue decisioni. Baltimora ha raccontato di vivere con fatica anche scelte quotidiane apparentemente semplici, perché decidere significa escludere un’alternativa. Nelle questioni più importanti, questa paura lo avrebbe portato talvolta all’immobilità.
La difficoltà riguardava anche il futuro. Per molto tempo, ha spiegato, ha aspettato che qualcun altro gli indicasse la direzione e si assumesse il peso delle decisioni. Oggi considera invece la possibilità di incidere sul proprio percorso come una forma di libertà, pur riconoscendo quanto possa diventare opprimente quando manca la fiducia in sé stessi.
Dove Andare: ripartire senza conoscere già la meta
Il nuovo singolo, pubblicato il 24 marzo, nasce proprio da questa trasformazione. Il titolo contiene insieme una domanda e una possibile risposta. Per Baltimora, il punto non è più individuare in anticipo la strada perfetta, ma cominciare a muoversi. L’attesa di una certezza assoluta lo aveva rallentato; accettare di partire senza conoscere la destinazione gli ha permesso di cambiare ritmo.
Questo non significa aderire alla velocità dell’industria musicale. L’artista continua a rivendicare la necessità di procedere secondo un passo sostenibile. Ha descritto con disagio un contesto nel quale musica, informazioni e discussione pubblica vengono consumate rapidamente, lasciando poco spazio alla riflessione. Per lavorare senza stare male, ha detto, ha bisogno di persone capaci di comprenderlo e sostenerlo.
Il nuovo disco costruito insieme agli amici
Il prossimo album, al momento dell’intervista, non aveva ancora un titolo e una data di pubblicazione comunicati. Baltimora lo ha presentato come un lavoro vario, capace di riassumere quattro anni di vita e di cambiamenti musicali. Alcuni brani erano già stati scritti da tempo; altri sono serviti a completare il racconto di esperienze che non avevano ancora trovato spazio nelle canzoni.
Anche il metodo di produzione segna una discontinuità. Se Marecittà era stato realizzato principalmente da solo al computer, il nuovo progetto è più suonato e collettivo. Alla lavorazione hanno partecipato, secondo il suo racconto, otto o nove persone tra amici e collaboratori. Una scelta che ha arricchito il risultato e restituito alla musica una dimensione condivisa.
Il ritorno di Baltimora non viene quindi presentato come il semplice rilancio di un vincitore di talent. È la conseguenza di una pausa cercata, del lavoro svolto lontano dai riflettori e di una diversa consapevolezza personale. La direzione resta aperta, ma la decisione centrale appare presa: non aspettare più che sia qualcun altro a indicare la strada.
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